Internazionalizzazione: Rigoni investe 28 milioni di Euro per biologico in Bulgaria.

Rigoni è una storia di forte legame con il territorio, quello dell’Altopiano di Asiago. Due gli stabilimenti italiani, a Foza e Albaredo d’Adige (Verona), ma per crescere, negli ultimi anni, si guarda ai mercati esteri. “Rigoni vende in 20 Paesi: da zero siamo arrivati a circa il 30% di vendite all’estero” spiega Cristina Rigoni (dipendente dell’azienda). Dopo la filiale commerciale Usa, nel 2011 è stata aperta quella francese, nel Paese che è il più importante mercato estero. Ora ci stiamo aprendo al Medio Oriente, dove è alto il consumo di dolci, alla Cina, dove abbiamo ottenuto la certificazione Bio che è molto impegnativa, e in Giappone, soprattutto per la grande comunità internazionale presente.

Gli inizi.

Tutto è iniziato con una semplice importazione di mirtilli, poi, grazie anche ai consigli di un dipendente bulgaro di Rigoni in Italia, l’intuizione di coltivare in prima persona al fine di ottenere un controllo totale della filiera. Oggi Rigoni è presente in Bulgaria con diverse società agroalimentari. Nel 2010 con un ulteriore investimento di 4 milioni di euro, il sito bulgaro è stato potenziato per arrivare ad una capacità di 3 mila tonnellate annue di frutta surgelata.

Esperienze personali dei dipendenti.

A Kalimanitsa lavorano Romina, agronoma, e il marito Jonathan, responsabile degli impianti: ”Questo è il lavoro che volevo fare e qui ne ho avuto l’opportunità – spiega Romina – Ho frequentato l’istituto agrario e poi l’università, ma dei miei compagni di corso siamo in pochi ad avere un impiego coerente”. Non sono solo italiani a fare del Paese delle Rose una casa. A Balova Shuma il responsabile si chiama Roberto, è toscano ed è qui dal 2012; a Karabunar c’è Francesco, friulano: mostra le casette delle api, che non servono per il miele ma solo come impollinatori, e ogni arnia ha il nome di un battaglione degli alpini. Mostra i campi e spiega perché proprio qui si può fare bene il biologico: “Parte dei terreni, sono stati acquistati, parte sono in affitto; e ora c’è tutta la partita dei fondi europei che agevola chi produce qui”.

I numeri.

Il totale degli investimenti agricoli e industriali del Gruppo Rigoni in Bulgaria ha superato nel 2018 i 28 milioni di euro. Nell’Aprile 2000 è stato fondato il Comitato Consultivo dell’Imprenditoria Italiana in Bulgaria, e ad oggi Confindustria Bulgaria riunisce oltre 250 aziende da Unicredit, Generali, Edison e Mapei fino a molte medie e piccole. Con 4 milioni di interscambio l’Italia è il secondo partner commerciale della Bulgaria, e quella italiana è la seconda presenza imprenditoriale straniera per profitto con oltre 9 mila aziende a partecipazione italiana (quarta presenza sul totale).

I vantaggi fiscali.

Il Paese ha una flat tax al 10% sull’utile d’impresa. “L’azienda in Bulgaria mi ha aiutato a salvaguardare l’attività in Italia, specialmente nel periodo di grande crisi”, spiega Maria Luisa Meroni, presidente di Confindustria Bulgaria, imprenditore (anche) in Italia, dove è amministratore delegato di Meroni Fratelli e di Mytech Accessories. In Bulgaria guida la Mbm che si occupa di lavorazioni metalliche e per l’automotive, ai confini con la Romania. “Non una delocalizzazione, ma una internazionalizzazione – chiarisce – e così è stato per molte imprese manifatturiere. Da qui abbiamo potuto approcciare nuovi clienti, e sfruttare la posizione strategica della Bulgaria sia per l’Europa che per il Medio Oriente”.

Contenuti interamente tratti da Sole 24 ore del 22.07.2019 articolo di Barbara Ganz.

Avv. Matteo Tarricone